Autore Topic: Informazioni sulle aree protette del comprensorio abetonese  (Letto 9309 volte)

Offline Alessio Sci

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Re: Informazioni sulle aree protette del comprensorio abetonese
« Risposta #30 il: Giugno 03, 2008, 07:20:19 pm »
nessun esempio specifico, figuriamoci se parlo di gente che non conosco, o di casi che non conosco. E' solo che, sono un pò scettico, un pò disincantato. Ma non sono in grado entrare in dettagli riguardanti le politiche di PdN, della Valle del 6staione o del Val di Luce.
Alessio
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Offline cocchigno

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Re: Informazioni sulle aree protette del comprensorio abetonese
« Risposta #31 il: Giugno 03, 2008, 08:33:56 pm »
Provocazione:

e se una legge più rigida fosse solo uno strumento evoluto per impedire ai "nemici" di fare qualcosa ma utile per farlo fare agli "amici"?

potrebbe anche essere... chissà.... nel dettaglio (abetone) io non conosco bene le varie situazioni.... comunque questo lo posso dire: come al solito con queste "dure leggi" ci "rimette" sempre chi faceva per bene.....

Offline bracco

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Re: Informazioni sulle aree protette del comprensorio abetonese
« Risposta #32 il: Ottobre 20, 2008, 08:56:25 am »
questa è la storia delle foreste abetonesi fonte http://www.cm-appenninopistoiese.pt.it/index.php?option=com_content&task=view&id=40&Itemid=118

quindi la fonte è la comunità montana locale - è evidente come le foreste siano sempre state statali e rigidamente controllate - in pratica dal 1784 ad oggi nessuno ci ha potuto fare quello che gli pare

La presenza di una foresta di particolare importanza all'Abetone risulta dai documenti dell'Archivio delle Reali Possessioni Granducali sin dal 1784: in quell'anno, per l'apertura della strada che collegava il versante pistoiese con quello modenese dell'Appennino furono abbattute numerose gigantesche piante di abete bianco aventi sino a 400 anni di età. All'epoca la possessione era denominata "Boscolungo", e comprendeva zone assai distanti tra loro, tra cui parte delle attuali foreste del Melo e di Maresca.
In pratica, la foresta dell'Abetone occupava all'incirca le zone dell'alta valle della Lima e tutta la Valle del Sestaione.
Già dai primi anni del 1800 esisteva un amministratore appositamente incaricato dal Granduca della gestione della foresta, frequentemente affiancato dai selvicoltori provenienti dall'Austria o dalla Germania: è logico intuire perciò che l'indirizzo gestionale, data anche la grande richiesta di legname di piccola pezzatura di faggio, era tipicamente germanico, con notevole introduzione artificiale dell'abete bianco e di altre conifere. Infatti serve in proposito ricordare come la situazione sia oggi notevolmente cambiata se è vero che: in data 16 gennaio 1822 abbiamo una interessante "rappresentanza" questa volta a firma dell'amministratore Granducale Ottaviano Pacini succeduto al Thyrion nel 1821. La situazione appare meno florida: gli abeti di Monte Majori sono ridotti a 800, quelli del Sorbeto a 4000 riguardo alle faggete di Pian degli Ontani il Pacini auspica "oculatezza e circospezione nei prossimi tagli "perché le utilizzazioni della Magona avevano spossato quelle macchie. E doveva essere proprio così se con una "rappresentanza" del 24 ottobre 1819 il Thyrion aveva dovuto rintuzzare una lamentela degli artigiani al Granduca i quali vedevano sparire le piante adulte che essi, per il loro lavoro, acquistavano o rubavano (infatti il Pacini il 21 marzo 1822 scriveva: "si vendono 400 piante all'anno e se ne tagliano 1400 senza risparmio di quelle rilasciate per matricine"). La poca florida situazione preoccupò il Granduca che nel 1825 inviò una commissione composta dal Sig. Atto Taddeoli Ministro delle Reali Possessioni Senatore Sergardi nel Protocollo Straordinario delle Finanze del maggio 1826. Tale riassunto riferisce che i periti visitatori hanno trovato l'abetina ridotta a poca cosa, le nuove piantagioni scarse e male eseguite (in particolare criticano il sistema di eliminare i faggi spontanei nelle piantate) la faggeta di Pian degli Ontani rovinata dai tagli intensi e disordinati della Magona eseguiti senza economia con grande sciattio di materiale poiché molti faggi venivano tagliati e abbandonati a terra a marcire. I periti oltre a varie proposte di carattere amministrativo proponevano i seguenti provvedimenti di carattere tecnico: sospensione delle utilizzazioni, compilazione di un piano di assestamento planimetrico, maggiore diffusione del "larice che si accresce il doppio dell'abete". Con l'annessione della Toscana al Regno d'Italia, per effetto della Legge 20 giugno 1871 la Foresta passò al Corpo Forestale dello Stato. La nuova amministrazione, pur non trascurando i precedenti indirizzi, dette nuovo impulso alla conversione dei cedui di faggio all'alto fusto e utilizzò la preziosa latifoglia anche per i rimboschimenti su terreni nudi. Intorno agli anni '70 la Foresta è stata notevolmente ampliata con i nuovi acquisti della Piastra e del Libro Aperto, per 514 ettari circa. La superficie totale della Foresta è attualmente, nel suo insieme, di 2618,04 ettari, di cui 1334,34 di proprietà Regionale e 1313,50 di proprietà Statale. Questa foresta è senz'altro una delle più famose d'Italia, per le caratteristiche dei soprassuoli e per la bellezza dell'ambiente. Si dispone con forma allungata da Nord verso Sud, occupando la testata della valle della Lima, tutta la valle del Sestaione e tutta la pendice occidentale della dorsale M. Poggione-La Piastra, fin sopra l'abitato di Popiglio. Tutta la zona è caratterizzata dalla presenza di rilievi notevoli: il Monte Libro Aperto, 1937 metri slm (sulle cui pendici sono situate alcune parti della Foresta) il M. Gomito, 1892 metri slm, l'Alpe delle Tre Potenze, 1940 metri slm (così chiamata perché un tempo segnava il confine tra il Granducato di Toscana, il Ducato di Modena e il Ducato di Lucca), la Foce di Campolino, 1840 slm. Oltre i 1650-1700 metri in tutta la zona manca completamente la vegetazione arborea, e ciò contribuisce a dare all'ambiente un aspetto tipicamente alpino. Le formazioni forestali più importanti sono costituite dai boschi puri di abete bianco, situati in massima parte nell'alta Valle della Lima, le fustaie pure di faggio soprastanti Pian di Novello e Pian degli Ontani e presso le Regine ed i boschi misti di conifere e latifoglie del Sestaione e dell'Abetone. E' in questa parte che sono state istituite le Riserve Biogenetiche dell'Abete Bianco e del Faggio. Naturalmente, va sottolineata anche la presenza della Riserva Naturale Orientata di Campolino, area relitta di vegetazione spontanea dell'abete rosso, unica nell'Appennino. La picea, o abete rosso, è una specie che non trova più da millenni sull'Appennino condizioni tali da favorire una sua spontanea riproduzione tra le altre specie; anticamente però in diverse condizioni climatiche, essa ricopriva i rilievi di questa porzione di Appennino. Con il progressivo cambiamento climatico, avvenuto subito dopo l'ultima grande glaciazione, progressivamente la picea si è ritirata verso Nord, assestandosi successivamente sui rilievi alpini. L'unica zona appenninica nella quale, sicuramente, si sono verificate condizioni tali da permettere alla specie di vegetare spontaneamente è proprio questa di Campolino. La riserva è stata denominata "Orientata" perché si cerca di "isolare" questa area relitta, con opportuni interventi, per evitare il rischio di inquinamento genetico dovuto a provenienza diverse della stessa specie, soprattutto dopo i tagli indiscriminati dell'ultima guerra. Nella foresta hanno trovato razionale applicazione alcuni trattamenti assai interessanti, specie nei confronti delle fustaie di faggio; gran parte di questi soprassuoli deriva da antiche conversioni eseguite con vari metodi di cedui di faggio trattati a sterzo.

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Re: Informazioni sulle aree protette del comprensorio abetonese
« Risposta #32 il: Ottobre 20, 2008, 08:56:25 am »