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Abetone
Stato: bandiera Italia
Regione: Toscana
Provincia: stemma Pistoia
Altitudine: 1.388 m s.l.m.
Superficie: 31,28 km²
Abitanti:
695 31-12-2006
Densità: 22 ab./km²
Frazioni: Cecchetto, Fontana Vaccaia, Le Regine, Faidello, Val di Luce 
Comuni contigui: Bagni di Lucca (LU), Coreglia Antelminelli (LU), Cutigliano, Fiumalbo (MO)
CAP: 51021
Pref. tel: 0573
Codice ISTAT: 047001
Codice catasto: A012 
Nome abitanti: abetonesi 
Santo patrono: San Leopoldo 
Giorno festivo: 15 novembre 

Il territorio dell'Abetone è sempre stato (almeno fino dal tempo dei romani) luogo di valico dell'Appennino, tant'è che si narra sia stato utilizzato anche da Annibale per entrare nell'Etruria. Nel 1776 iniziò la costruzione della strada che univa il Granducato di Toscana con il Ducato di Modena. Fu inaugurata il 1 maggio del 1781. Durante la costruzione fu abbattuto un abete talmente grande da non poter essere abbracciato neppure da sei persone e dal quale nacque il nome Abetone. Sorsero quindi diversi insediamenti lungo la strada (detta Giardini-Ximenes dai due progettisti che la costruirono, Pietro Giardini per la parte modenese e Leonardo Ximenes per quella toscana). Collegò Firenze con Modena attraversando l'Appennino nel tratto più basso chiamato "Serrabassa" dai modenesi e "Boscolungo" dai toscani, creando appunto il "Passo dell'Abetone".La strada fu pensata ai primi del 1700, fu però iniziata nel 1766. Tra le parti interessate alla grande opera (Il Ducato di Modena e il Granducato di Toscana) fu convenuto di avviare i lavori contemporaneamente partendo dal confine, questo per evitare tardivi ripensamenti e per garantire oltre la reciproca fiducia, la realizzazione della strada stessa. Nell'aprile del 1766 si volle dare inizio ai lavori, ma siccome da un miglio sopra Fiumalbo la neve era alta due braccia,si sarebbe cominciato il lavoro più in basso appena pronti gli arnesi da scasso. Il primo colpo di piccone, per la parte modenese, fu dato il 28 aprile 1766, appena sopra Fiumalbo, presso il luogo chiamato IL Baldinare, dove sorsero le prime baracche e ricoveri per gli uomini e gli attrezzi. 600 operai divisi in 6 compagnie, tra cui più di 50 scalpellini, misero mano al lavoro in due posizioni diverse, mentre il lavoro dei toscani si era già cominciato alle Ferriere di Mammiano. Da lì i lavori si estesero sempre con più vigore verso il confine toscano e durante l'estate anche verso Modena. L'opera più grandiosa di tutto il secolo (si dice) ebbe inizio. Per la pima volta una grande strada avrebbe messo in comunicazione l'Austria e il nord dell'Italia con il centro sud della penisola. Valicare gli Appennini non era cosa da poco, i tanti studi e progetti fatti promuovevano le più svariate soluzioni. Discussioni a non finire che terminavano in sopraluoghi spesso discordanti nelle conclusioni, ritardarono nel tempo l'avvio dell'opera. Furono chiesti i pareri di persone influenti, di grandi matematici e studiosi considerati al di sopra delle parti, senza approdare a niente. Alla fine fu scelto di passare la montagna nel modo più semplice e adeguato alla portata della strada. Importante era collegare Firenze con Modena, Mantova e l'impero austriaco, tralasciando gli interessi di alcuni nuclei montani e dei paesi di frontiera. Certamente non fu facile relegare dull'altra sponda della valle Cutigliano e Lizzano Pistoiese. I due paesi di confine ignorati dal passaggio della strada, di fatto subirono il crollo dei traffici e degli smerci che per secoli avevano mantenuto in ricchezza i suoi abitanti.Cutigliano rifiorì quasi subito, grazie allo spirito di adattamento dei suoi abitanti: furono tra i primi in Italia a scoprire il turismo agli inizi dell'ottocento e ancora oggi il paese vive di turismo.Lizzano Pistoiese invece,non ebbe il tempo per riprendersi. Nel 1814 una enorme frana lentamente inghiottì quasi tutto il paese. Furono risparmiate le vite umane e qualche casa, ma il paese fu cancellato per intero.Lentamente il campanile affondò nel fango. Per molti giorni si continuò a vedere la torre campanaria che sembrava galleggiare nella melma, fino alla sua completa sepoltura. Dopo l'apertura della strada nacque l'esigenza di popolare queste montagne così fredde e inospitali. Proprio al passo, accanto alle piramidi fatte di bozze, messe a segno di confine fra il Ducato di Modena e il Granducato di Toscana, vennero chiamati a viverci alcuni uomini. Dentro case disadorne, anch'esse fatte di bozze, un po' caserma, un po' rifugio, il pensiero più grande di ognuno era concentrato a sopravvivere alle bufere dei lunghi mesi d'inverno. Nasceva il passo e, insieme ai dragoni che per brevi turni si avvicendavano nelle caserme per svolgere i normali controlli doganali sulle merci e alle persone in transito, arrivò il popolo civile. Furono i gestori della stazione di cambio dei cavalli, altri entrarono di supporto ai militari per i tanti lavoretti di manutenzione alle caserme, ma tutti, prima di ogni altro mestiere, furono spalatori di neve e boscaioli. Tenere in efficienza la strada era il primo tormento che assillava i cantonieri...., tenere in efficienza la strada d'inverno era il problema. Mantenere spalato il passo era lo sforzo vano di certi inverni, poi dalla tarda primavera, quando l'ultima traccia di neve era scomparsa, fino all'autunno, erano impegnati a riparare i danni che la strada aveva subito durante le intemperie. Le abbondanti nevicate, il freddo intenso, spesso avevano la meglio sulle forti braccia degli uomini, che per contro, arrivati allo sfinimento, si difendevano con la tenacia e la costanza, stringendo i denti abbracciandosi alle donne nell'attesa del disgelo. Le donne erano il fulcro del sistema di vita, insostituibili nello sforzo di popolare la montagna, giunsero al passo un'attimo dopo gli uomini, con questi hanno diviso le fatiche dei lavori più rudi e mascolini che pure bisognava fare per sopravvivere. Con i piedi e le mani avvolte negli stracci, hanno imbracciato la pala e imbacuccate dentro le pezzuole, hanno affrontato la bufera, hanno spalato fino a notte, spalla spalla col marito, col fratello, col vicino, per rispettare l'impegno preso con lo stradino. I metri di strada da mantenere liberi dalla neve erano combinati a forfait ( si direbbe oggi), con lo stradino, sorta di esattore a cui era dato l'incarico di mantenere libera ed efficiente la strada nel periodo della neve. Questi appaltava la spalatura della strada al popolo dei monti, venivano stipulati veri e propri contratti con tanto di penale se non erano rispettati e i montanini a volte azzardavano qualche metro in più delle proprie forze, incrociando le dita per avere in sorte una annata clemente. Le donne facevano famiglia, davano calore e colore al grigio della pietra arenaria invadente. In casa nell'intimità accanto al fuoco e sotto le coperte, levati di dosso i pesanti e ruvidi panni, scoprivano al tatto un'inattesa quanto morbida e invitante pelle che ripagava di ogni sacrificio. Ai bambini piaceva essere concepiti ai primi freddi, ed era meglio se succedeva così, meglio per tutti se nascevi alle soglie dell'estate. Le famiglie crescevano, si costruivano le nuove case, sopratutto nel versante modenese. Sul valico dell'Abetone vennero costruite dagli scalpellini toscani, ma pagate anche dai modenesi, due piramidi fatte in bozze di arenaria per definire materialmente il confine fra i due stati sovrani. Sorsero due dogane, quella Modenese in località Serrabassa proprio accanto alle piramidi, e quella Toscana a poca distanza in località Boscolungo. Accanto alla dogana toscana nacque anche una piccola chiesa che dette origine alla parrocchia di San Leopoldo così chiamata in onore del granduca di Toscana. I primi a transitare la nuova strada furono i pellegrini e i viandanti che attraversavano il passo diretti in toscana, a Roma e al sud dell'Italia, fra loro gli inglesi a cui piaceva soggiornare alle terme dei Bagni di Lucca, affascinati dalla bellezza delle montagne trovavano il tempo per ritornare all'Abetone e soggiornarvi qualche giorno, giusto il tempo per conquistare le montagne vicine. L'Abetone veniva frequentata da turisti fino dalla metà del 1800, tra loro è da ricordare Francesca Alexander, americana di Boston , figlia di un pittore e di una ricca ereditiera. Con i genitori iniziò fin da giovane a passare le estati sulla montagna pistoiese, frequentava il popolo dei monti e i poveri montanini erano da lei aiutati a sopravvivere, divenne grande amica di Beatrice di Piandegliontani, la poetessa pastora analfabeta che con le sue ottave ha meravigliato tutti i letterati dell'epoca. Con l'Unità d'Italia e l'eliminazione dei confini regionali iniziò il declino del paese, accelerato anche dalla costruzione della ferrovia Porrettana che univa la Toscana con l'Emilia-Romagna. Nel 1904 comparve il primo sciatore e la località fu riscoperta come luogo di villeggiatura sia estiva che invernale, dando inizio ad una rinascita basata sul turismo.

 

fonte:wikipedia.org